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Storia

Le Acli sono nate per volontà della Chiesa cattolica italiana in seguito all’accordo tra le correnti cristiana, comunista e socialista che avevano sancito la nascita di un “patto di unità sindacale” (noto come “Patto di Roma”) il 3 giugno 1944, stabilendo la costituzione di un sindacato unitario, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Lo scopo era quello di rispondere all’esigenza di una organizzazione che potesse “formare solidamente nella dottrina sociale cristiana” i lavoratori cattolici. Il 5 luglio 1944 furono scritte le norme relative alla costituzione e al funzionamento del movimento e viene approvato uno statuto provvisorio. La nascita ufficiale avvenne a Roma dal 26 al 28 agosto 1944 nel convento di Santa Maria Sopra Minerva. L’11 marzo 1945 Papa Pio XII ricevette in udienza ufficiale i vertici dell’associazione.

Le radici
Le Acli sono una organizzazione che ha le sue radici nelle tre encicliche papali: la Rerum Novarum di Leone XIII (1891), un documento cardine della dottrina sociale; la Singulari Quadam di Pio X (1912) e la Quadragesimo Anno di Pio XI (1931). Questi documenti stabilivano la liceità per i lavoratori cattolici di aderire ai sindacati, purché accanto ad essi ci fossero “altri sodalizi i quali si adoperassero con diligenza ad educare i loro soci sulla parte religiosa e morale” e ad insegnare ad essi come “comportarsi nel sindacato secondo il diritto naturale ed i principi della dottrina sociale cristiana”[1]. Si tratta di encicliche che «suggerivano nella nuova realtà unitaria sindacale un’associazione formativa in campo religioso-morale per i lavoratori cattolici” e grazie alle quali “il respiro delle Acli risultò più ampio e impegnativo socialmente».

Le Acli, nell’idea del fondatore Achille Grandi, avevano l’obiettivo di curare la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani, contribuendo a salvaguardare la specificità e il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale all’interno del sindacato unitario.